sabato 19 settembre 2015

Cybersexism. Ovvero non c'è pace - ma c'è speranza - anche sul web

"But we have a brave new world, which looks far too much like the cruel old world. It doesn't have to be that way. Women, girls and everyone who believes that the future of human society should include women and girls as active agents are conspiring to reclaim the internet for all of us."

Devo ammettere che prima di leggere questo libro non mi ero mai soffermata a pensare quanto e in che modo anche sul web si siano riprodotte le dinamiche sessiste del "meat-world". E dai tempi delle letture di Donna Haraway, qualche anno fa, avevo anche smesso di riflettere sul grado di realtà attribuibile alle affermazioni, relazioni e scambi che avvengono in rete.
Laurie Penny, che invece sul web ci vive molto più intensamente di me, scoperchia un’insolita visione del mondo geek come fondamentalmente dominato da giovani maschi bianchi della middle class (ma che novità), che seguendo uno dei nuovi miti di fondazione del XXI secolo passano dall'essere incompresi e sfigazzi alle medie, senza possibilità alcuna che la ragazza amata e fighissima si innamori di loro, a nuovi imprenditori di start-up di super-successo e yuppie post-moderni che scalano le vette social(i) di google o amazon, vincendo le attenzioni di ragazze ancora più belle, e ricreando sul web retoriche anti-femministe. La dimostrazione sotto i nostri occhi è che i canali utilizzati da donne, per dibattiti e informazione, vengono troppo spesso riempiti di commenti sessisti e attacchi violentemente personali, coperti dall'anonimato che la rete garantisce.
A metà del libro, i pensieri conditi dall'esperienza diretta di Laurie Penny, hanno alzato cupamente il livello della mia consapevolezza. Che fatica da fare anche sul web, per far comprendere a tutti che

"The freedom of speech does not include the freedom to abuse and silence others with impunity".

Che fatica per noi donne e ragazze, che vorremmo appropriarci di concetti e identità come geek e nerd, riuscire a farlo senza sciocche retoriche di camicie a quadri.
Continuavo a leggere e trovavo questi nuovi spunti interessanti ma, ancora una volta, anche la rete che per me era simbolo di libertà, mi ridiveniva terreno di lotta politica e sociale...
Quasi senza accorgermene però, il lume della speranza ricominciava a brillare e, nella seconda parte del libro, mi sono trovata ad arrivare alla stessa conclusione di sempre (alla quale infatti giunge anche Penny) che il mondo geek in questo caso possa essere sia il problema che la soluzione.

"Boys grow up believing they are the hero of their own story, girls have to learn - suona familiare no? - not to see themselves as a supporting character in someone else's saga".

Fortunatamente però

"[…]the internet lets you choose your own adventure. Systems can be rewritten. Protocols updated. [...]There's time to turn it round. The gender revolution and the digital revolution are happening together, and they scare the same people for the right reasons."

E, ancora una volta, la scelta è nelle mani di tutt* noi:

"The system adapts, and we can rewrite it so it works better - or we can make it a playroom for the prejudices of the past. It's up to us".

E quindi anche io, nel mio piccolo, decido di ricominciare a mettere in rete qualche consiglio di lettura. E questo breve ma intenso libro ne fa sicuramente parte.