Ci sono autori che magari non sono i vostri preferiti, che forse non considerate i migliori di tutti, che a volte scordate di citare quando vi fanno domande sulle vostre letture, ma dei quali non vi perdete un libro e vi precipitate in libreria appena vedete il bollino "novità" sulla loro ultima opera...
Ecco, per me Alan Bennet è questo tipo di autore e quando ho visto gli "Studenti di storia" l'ho subito acquistato e divorato.
Traduzione italiana di una pièce teatrale rappresentata per la prima volta a Londra nel 2004, è un testo nel miglior stile bennettiano, ironico, gaio, tagliente e allo stesso tempo profondo, che non smette di ribaltare le convenzioni, questa volta interrogandosi sull'utilità dello studio della storia e della letteratura oggi...
Avrà ragione il giovane Prof. Irwin:
[La storia] è performance. E' spettacolo. E quando non lo è fate in modo che lo diventi. (p. 88)
Oppure il vecchio Prof. Hector:
Oh si, utili...una prova scritta è come un albero di Natale, bisogna decorarla con tante belle "chicche". Il problema è che loro le hanno imparate a memoria. Par coeur. La loro dimora è il cuore, e come tutti i contenuti del cuore non vanno profanati spiattellandoli a comando." (p. 104)
O ancora la Prof.ssa Lintott:
"La storia è il commento alle varie e continue incapacità degli uomini. E' la processione delle donne che li seguono col secchio e lo straccio." (p. 148)
Ci troveremo a chiederci come Dakin a Irwin:
"Professore, ma lei è convinto di quello che dice o vuole solo spingerci a riflettere?" (p. 79)
E riconosceremo l'amara verità nelle parole del Preside:
"Non è che [Hector] non produca risultati. Li produce. Ma sono imprevedibili, non quantificabili e, visto l'attuale clima educativo, inutilizzabili. Lui starà anche facendo il suo lavoro, ma io non conosco un metodo che mi permetta di valutarlo." (p. 126)
Insomma, libro assai divertente e assai interessante. E qualunque sia la vostra risposta sull'utilità della storia..."passate il testimone. A volte è la sola cosa che potete fare. Prendetelo, tenetelo fra le mani e passatelo. Non per me, non per voi ma per qualcuno, chissà dove, un giorno. Passatelo ragazzi. E' questo il gioco che volevo insegnarvi. Passate il testimone". (Prof. Hector - p. 178)

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