L'ospitalità è
antidoto all'oblio ma combatte anche la tentazione dell'immortalità,
la presunzione di poter essere immune – come lo sono gli dei –
dalla necessità di cibo e bevande, la pretesa dell'autosufficienza
che impedisce di dire “ho bisogno” e di serbare gratitudine
gioiosa verso chi quel bisogno ha colmato. (p. 31)
Prezioso insegnamento
quello dei nostri padri greci, latini, babilonesi, cristiani!
E preziose le letture
raccolte e commentate in questo libro di Donatella Puglia
“L'ospitalità è un mito?” che ci parlano di un'antica
istituzione, quella dell'ospitalità (xenìa), che noi modernissimi
abbiamo forse un po' dimenticato...
Secondo la mentalità
degli antichi infatti, qualunque uomo si trovasse in terra straniera
aveva il diritto di essere accolto in casa da qualcuno che abitava
nel luogo in cui era giunto e questa ospitalità si doveva
manifestare con l’offerta di riparo, cibo e doni. D'altra parte,
colui che accettava questo trattamento si impegnava a
contraccambiarlo qualora il suo benefattore ne avesse avuto bisogno.
E questo legame, che una volta nato univa le case dei due ospiti per
tutte le generazioni a venire, era ritenuto “comune a tutti i
popoli degli di tal nome”.
Noi tendiamo a rimuovere
lo spettro del bisogno di accoglienza, che immancabilmente potrebbe
coglierci in un momento della nostra vita. Per vincere la paura però,
quale miglior metodo se non utilizzare un po' di sana empatia e
allenarci a riconoscere nel bisogno dell'Altro anche il nostro
proprio bisogno..? D'accordo, lo so, spesso riconoscere i propri
bisogni è l'ultima cosa che vorremmo fare (io proprio d'istinto lo
eviterei!) ma è anche un modo sicuro che abbiamo per restare umani
in tutto il grande splendore e la splendida miseria che questo
comporta! Forse potremmo scoprire in casa nostra -e anche dentro di
noi- molto più spazio di quanto avremmo immaginato. In fondo, come
ci ricorda il bellissimo proverbio siciliano che offre il titolo a
questo post, “la casa è grande quanto vuole il padrone”.

Bel post e bella idea, e forse un suggerimento da cogliere.
RispondiEliminaPerò all'atto pratico come si fa?
Vale la pena di pensarci sopra...
In effetti non è facile pensare come mettere in pratica questo insegnamento...però direi 2 cose: la prima è che anche senza invitare a casa nostra tutti quelli che incontriamo, un pochino più di "accoglienza" in ogni senso ci non farebbe male!! :D E poi, se è vera la legge dei "7 gradi di separazione" (tutti gli abitanti della terra sono collegati gli uni agli altri al massimo attraverso 7 passaggi di conoscenti), potenzialmente ognuno di noi potrebbe avere/essere ospite di qualcun altro! Chissà... :)
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