giovedì 5 luglio 2012

Racconta, Modesta, racconta...


Quando persone che non hanno assolutamente niente in comune vi parlano dello stesso libro con la medesima luce negli occhi, potete con una certa sicurezza affermare di trovarvi di fronte a un capolavoro e l'Arte della gioia, immensa opera postuma di Goliarda Sapienza, lo conferma. 
Ci sono mille aspetti che varrebbe la pena di sottolineare ma quelli più rilevanti credo siano essenzialmente tre.
La celebrazione di una vita vissuta con coraggio, passione e intelligenza. Tanta, tantissima intelligenza fin dai primi anni. "Imparai a leggere i libri in altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel mio contesto". (p. 135) Che non la abbandona mai e che mai fa abbandonare a chi ha la fortuna di circondarla: "Ma tu, tu hai pane e libri, e non puoi avere scusanti". (p.379)
La descrizione minuziosa e familiare dei numerosi personaggi, tra i quali non di uno si riesce a dubitare.
-"Ho paura Carmine!
-Non è paura Modesta, sonno hai?
-Perché il sonno da paura? 
-E certo, la mancanza di sonno e di pane dà freddo e anche stranezze ca paura possono sembrare. Il corpo fiaccato non fa barriera ai brutti ricordi, e ai fantasmi della mente si abbandona. Dormi ora, e vedrai che domani mattina non avrai ricordo". (p.205) E ancora: "Rinasce Modesta partorita dal suo corpo, sradicata da quella di prima che tutto voleva, e il dubbio di sé e degli altri non sapeva sostenere. Rinasce nella coscienza d'essere sola. E giorno per giorno, ora per ora, accetta il ritorno di Beatrice dal suo lungo viaggio attraverso la follia." (p. 264)
E la carnale, inebriante e straziante accoglienza dei corpi, quello di Modesta innanzitutto, che ci lascia nude in balia di noi stesse. 
Sempre più bella nella sua morte apparente [Joyce] gira per casa, spia i visi gelosa, fa i capricci. Ma noi dell'isola sappiamo come convivere coi morti, quietarli se conviene, ma non credere mai quando dicono: "Eravamo così felici, Modesta, cosa è accaduto?"
E' accaduto che non ti accontentavi di niente inseguendo un tuo sogno di perfezione, e ora giaci sepolta tre metri sotto la terra del mio giardino e vorresti tornare a ieri. Ma per chi vive, ieri è solo servito come concime per questo oggi nuovo, tangibile, pieno di sole. Ho dentro tutto quel sole e intorno al collo, fra i capelli, le carezze di Jacopo. (p.401)
Da lettrice sono nata, cresciuta e invecchiata insieme a Modesta. Ho amato figli non solo miei e uomini e donne con cui ho condiviso la vita materiale e spirituale. Ho sofferto e goduto di incontri e discorsi, di viaggi e scoperte, di delusioni e malattie. Ho superato addii e ritorni e attraversato un secolo di storia, della nostra storia, accanto e per tramite di una donna straordinaria, che anche a libro finito mi continuerà a parlare.

- Dormi Modesta?
- No.
- Pensi?
- Si.
- Racconta Modesta, racconta. (p.511)
 P.s. L'incontro con Nina varrebbe da solo l'intero romanzo, ma non vorrei anticiparvi troppo...Buona lettura.

mercoledì 16 maggio 2012

Torches of freedom

Il cammino verso l'emancipazione, care le mie donne e cari i miei uomini, è tortuoso e accidentato, soprattutto quando il mercato si mette di mezzo.
Dalla notte dei tempi infatti tutto l'accesso ai simboli sociali del potere è (stato) in mano agli uomini e il fumo ne ha sempre fatto parte, rimanendo per le donne un tabù fino al 1800. La prima donna a farsi fotografare con una sigaretta in mano lo fece come atto di aperta ribellione nel 1851 e ancora nel 1908 a New York una donna venne arrestata per aver fumato una sigaretta in pubblico. Dunque all'inizio del XX secolo il fumo divenne per i primi movimenti femministi americani uno dei simboli di ribellione al potere maschile e di affermazione sociale della propria libertà. 
A quel punto le compagnie del tabacco fiutarono l'affare e a dispetto delle autorità proibizioniste o forse in accordo con quelle, cavalcarono l'onda organizzando imponenti campagne pubblicitarie dalla metà degli anni '20 in poi, invitando la "donna emancipata" a fumare e sfruttando lo slogan femminista che identificava nelle sigarette le nuove "Torches of Freedom". 
Negli anni '40 Philip Morris organizzò corsi per insegnare alle donne come fumare correttamente, affinché non venissero ridicolizzate dai fumatori uomini e negli anni '80 vennero inventate appositamente per il mercato femminile le sigarette sottili. Con la caduta del muro di Berlino le pubblicità poté allargarsi alle donne dei paesi dell'est invitandole ad assimilarsi alle loro "emancipate" cugine dell'ovest...
Risultato: dal 1957 al 2000 nella sola Italia la percentuale di uomini che fumano è scesa dal 65% al 28% e quella delle donne è salita dal 6% al 22% peraltro non implicando con questa ascesa un'altrettanta partecipazione al "potere".
Tutta questa storia mi lascia un po' di stucco: non voglio sostenere lo slogan opposto "nice girls don't smoke" che anzi è l'ennesimo ottimo mezzo propagandistico per farci fumare...quello che mi lascia basita è accorgermi di quanto il mercato abbia capito che sull'emancipazione si guadagna e quanto già lo abbia fatto sulla pelle degli altri.  In questo caso delle altre.
La storia non si cambia ma si impara e il futuro è ancora tutto da scrivere!
Keep on walking...troveremo altre torches of freedom più consapevolmente...
Per chi fosse curioso/a delle fonti: Luigi Bisalti @ Comune di Milano - Donne e qualità della vita; pubblicheranno le slides a breve.

giovedì 26 aprile 2012

Leggetelo.

Ci sono libri che andrebbero letti soltanto per il titolo che hanno.
Una parte di essi mantiene le promesse anche nel contenuto.
Pochi superano le aspettative e diventano un tutt'uno con il loro frontespizio.
Avrei voluto pubblicare questo post il 25 aprile perché questo libro è una vera e propria celebrazione di una liberazione. Ma, credetemi, ieri sera continuavo a sfogliarlo e non riuscivo e decidere quale citazione riportare perché ogni frase estrapolata dal suo contesto mi pareva perdere lucentezza e significato.

Questa mattina ho deciso di riassumere il concetto con una sola parola: leggetelo.
Amiche/i, se almeno una volta nella vita vi siete posti questa domanda, indipendentemente dalla risposta che avete o no trovato, semplicemente leggetelo. Un abbraccio!

mercoledì 11 aprile 2012

Il futuro dell'Europa, il Nostro futuro


"Il 2010 deve segnare un nuovo inizio. Voglio che l'Europa esca rafforzata dalla crisi economica e finanziaria".
Così comincia la premessa di José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, alla Strategia 2020, "per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva".
"La crisi è un campanello d'allarme, il momento in cui ci si rende conto che mantenere lo status quo ci condannerebbe a un graduale declino [...]. La nostra priorità a breve termine è superare con successo la crisi. Sarà ancora dura ma ce la faremo [...]. Per conseguire un futuro sostenibile, dobbiamo sin d'ora guardare oltre il breve termine. L'Europa deve ritrovare la strada giusta e non deve più perderla. E' questo l'obiettivo della strategia Europa 2020: più posti di lavoro e una vita migliore [...]. L'Europa presenta molti punti di forza [...]. Dobbiamo avere fiducia nella nostra capacità di stabilire un programma ambizioso per noi stessi e adeguare gli sforzi per realizzarlo". 
Ora vi propongo un gioco; provate a rileggere questi estratti sostituendo al nome "Europa" il vostro nome. Suono altrettanto bene non trovate?
In effetti mi paiono concetti che ognuno di noi potrebbe far propri, applicandoli in piccolissima scala anche alla propria speciale esistenza...chissà che in qualche modo anche questi singoli sforzi contribuiscano a "trasformare i nostri obiettivi in realtà"?
Buona mezza settimana a tutte/i!

lunedì 2 aprile 2012

Il principio della maionese

"Ed è solo quando ho iniziato ad accettarmi per quella che sono, con le mie debolezze e le mie imperfezioni, che ho potuto cominciare finalmente a vivere. A essere oggi fra la gente. Posso assicurarvi che è proprio 'grazie' alle mie ferite - che sono sempre là e non guariranno mai, e con cui dovrò sempre 'fare i conti' - che posso darvi alcune piste di riflessione filosofica riguardo appunto alla questione: cosa fare delle nostre ferite". (p.16)
Io credo che siano i libri a trovarci, escogitando dei piani accurati e perfetti. Facendo in modo che una persona che stimiamo ci nomini un'autrice, che qualche mese dopo ci si trovi in un'altra città dove un'altra persona ci indica una libreria che non possiamo perdere e che una terza persona disdica un appuntamento donandoci la possibilità di entrare. Che si faccia incetta di vari titoli ma che non si riesca ad andarsene fino a quando, al terzo giro, l'occhio cade finalmente sul libro che ci stava aspettando, naturalmente uscito proprio pochi giorni prima.
Quando questo succede, non ci si meravigli che ogni pagina sembri scritta esattamente per noi in quel momento: l'unica cosa che possiamo fare è predisporci pazientemente all'ascolto.
"Imparare a convivere con l'alterità che ci portiamo dentro non è facile per nessuno" (p.42) ci dice Michela Marzano; "la sensazione di non essere adatti ce la portiamo dentro tutti...e non passa mai..." (p.53) ma d'altra parte "è meglio rischiare di essere traditi che perdere la possibilità di aprirsi agli altri chiudendoci in una sterile solitudine" (p.24).
Se qualcosa di simile vi frulla in testa e sotto la pelle, lasciatevi trovare da questo prezioso libro, amiche e amici, e soprattutto ribelliamoci ancora una volta a chi ci vuole convincere che conformarsi alle aspettative altrui sia il minore dei mali, in base a un perverso "principio della maionese: se si impazzisce significa che non avete seguito la ricetta alla lettera" (p.44).
Non so voi, ma sapendo che tutto sommato si sopravvive, preferisco sforzarmi a correre il rischio!
Buona settimana a tutte/i!

domenica 25 marzo 2012

Stupore e tremori

J'explorais des catégories grammaticales en mutation: "Et si Adam Johnson devenait le verbe, dimanche prochain le sujet, jouer au golf le complément d'objet et monsieur Saito l'adverbe? Dimanche prochain accepte avec joie de venir Adamjohnsoner un jouer au golf monsieurSaitoment. Et pan dans l'oeil d'Aristote!" (p. 12)

Recenti statistiche rilevano che il 57% di donne e uomini europei sotto i 35 anni vorrebbero cambiare lavoro. In questa assolata domenica di primavera consiglio a noi tutti là dentro e fuori la lettura di "Stupeur et tremblements" (ed. it. Guanda) di Amélie Nothomb, un ottimo viatico per tener duro fino a che si riesce ed eventualmente lasciare la propria occupazione verso nuove avventure, con sana nostalgia ma senza rimpianti.
Seguire la protagonista durante l'anno di lavoro alla potente azienda giapponese Yumimoto, al termine del quale arriverà ad essere retrocessa fino a sorvegliante dei bagni, vi farà ridere anche delle vostre disgrazie quotidiane e in fondo al cuore ringrazierete di non avere come capi il laido Omochi che vi urla in faccia le peggio cose nonostante i vostri sforzi o il perfido Saito al quale non andrà mai bene nulla di quello che fate o non fate, nonostante per lui siate disposte/i a mettere in discussione certezze che vi accompagnano dalle elementari, come le categorie grammaticali! A seconda del vostro carattere e della vostra situazione al lavoro più o meno disastrosa, proverete sentimenti contrastanti nei confronti dell'irreprensibile Mori Fubuki, diretta superiore della nostra eroina, causa più o meno diretta di tutte le sue disgrazie. Scrittura irresistibile, con un occhio sempre attento a cogliere i particolari più grotteschi della vita e a farci sbirciare la realtà giapponese con tutte le sue particolarità che da "bianca" mi sentirei di definire lontane follie, come la condizione in cui lavorano e vivono le donne nelle imprese e nella società nipponica: "ici commence l'interminable thèorie de tes devoirs stériles. Tu devras etre irréprochable, pour cette seule raison que c'est la moindre des choses. Etre irreprochable ne te rapportera rien d'autre que d'etre irréprochable, ce qui n'est ni une fierté ni encore moins une volupté". (p. 95)
Mi correggo...sono effettivamente follie ma forse non così lontane...
Buona lettura e buon lavoro a tutte/i!

domenica 11 marzo 2012

I'm in love with the CIRQUE

Amici e Amiche..wah! 


Sono appena tornata a casa dallo spettacolo del Cirque du soleil "Alegria" e non ne sono ancora uscita del tutto! Ma che magia! Ma che poesia! I tipi che saltano sui tappeti elastici e intanto che volteggiano sembrano fermarsi a mezz'aria per poi decidere dopo qualche interminabile secondo di tornare a terra! Incredibili! Le tipe che si contorcono come splendidi serpenti e tu pensi "oddio ma come fanno"?!  
I trapezisti fantastici che ad ogni salto ti tolgono il respiro, la ragazza-cerchio alias la donna più coordinata del mondo!
I due che giocano col fuoco come niente fosse, i tipi che fanno dei salti multipli mortali e carpiati...atterrando su delle barre larghe 15 cm...e tu a bocca aperta...
...ed infine i clown che comunque non smettono di far ridere!
Insomma, un'esperienza unica e davvero coinvolgente... mi è anche venuta in mente una pubblicità progresso: lascia il mondo fuori. Entra nel Cirque!
Buona settimana a tutti/e!

giovedì 8 marzo 2012

A tutti gli studenti e le studentesse

Ci sono autori che magari non sono i vostri preferiti, che forse non considerate i migliori di tutti, che a volte scordate di citare quando vi fanno domande sulle vostre letture, ma dei quali non vi perdete un libro e vi precipitate in libreria appena vedete il bollino "novità" sulla loro ultima opera...
Ecco, per me Alan Bennet è questo tipo di autore e quando ho visto gli "Studenti di storia" l'ho subito acquistato e divorato. 
Traduzione italiana di una pièce teatrale rappresentata per la prima volta a Londra nel 2004, è un testo nel miglior stile bennettiano, ironico, gaio, tagliente e allo stesso tempo profondo, che non smette di ribaltare le convenzioni, questa volta interrogandosi sull'utilità dello studio della storia e della letteratura oggi...
Avrà ragione il giovane Prof. Irwin:
[La storia] è performance. E' spettacolo. E quando non lo è fate in modo che lo diventi. (p. 88)
Oppure il vecchio Prof. Hector:
Oh si, utili...una prova scritta è come un albero di Natale, bisogna decorarla con tante belle "chicche". Il problema è che loro le hanno imparate a memoria. Par coeur. La loro dimora è il cuore, e come tutti i contenuti del cuore non vanno profanati spiattellandoli a comando." (p. 104)
O ancora la Prof.ssa Lintott:
"La storia è il commento alle varie e continue incapacità degli uomini. E' la processione delle donne che li seguono col secchio e lo straccio." (p. 148)
Ci troveremo a chiederci come Dakin a Irwin:
"Professore, ma lei è convinto di  quello che dice o vuole solo spingerci a riflettere?" (p. 79)
E riconosceremo l'amara verità nelle parole del Preside: 
"Non è che [Hector] non produca risultati. Li produce. Ma sono imprevedibili, non quantificabili e, visto l'attuale clima educativo, inutilizzabili. Lui starà anche facendo il suo lavoro, ma io non conosco un metodo che mi permetta di valutarlo." (p. 126)
Insomma, libro assai divertente e assai interessante. E qualunque sia la vostra risposta sull'utilità della storia..."passate il testimone. A volte è la sola cosa che potete fare. Prendetelo, tenetelo fra le mani e passatelo. Non per me, non per voi ma per qualcuno, chissà dove, un giorno. Passatelo ragazzi. E' questo il gioco che volevo insegnarvi. Passate il testimone". (Prof. Hector - p. 178)

domenica 26 febbraio 2012

Strangers in Paradise

New York, 1993: Terry Moore riprendendo i personaggi di alcune sue strisce, crea il fumetto "Strangers in Paradise" che racconta la storia della relazione tra Katchoo - artista dal passato iper-violento ma con una grandissima forza di volontà e con il sogno di cambiare almeno il futuro - Francine - la sua bella e insicura migliore amica che dal liceo in avanti, volente o nolente, le resta legata anima e corpo - e David - ex adolescente malavitoso ora sensibile studente di arte - che entra a far parte della loro vita.
E' un fumetto splendido, per grafica, personaggi, intreccio e colonna sonora, la celebrazione di quella forma d'amore che è l'amicizia, senza la quale saremmo solo "stranieri in paradiso"!
C'è di tutto qui dentro, si ride un sacco nelle prime strisce e ci si strugge commossi andando avanti, non ci si riesce a staccare seguendo il coté thriller e ci si affeziona ai personaggi al punto da non saper più scegliere a chi prestare più attenzione! C'è forte la difficoltà di far fronte a tutte quelle cose strane e a volte terribili che capitano e la consapevolezza che grazie alla presenza di chi ci ama, non siamo soli a passarci in mezzo! Ci sono domande sul senso delle parole "amore", "casa", "felicità", "passato", "famiglia", "sè"...c'è anche qualche possibile risposta e di sicuro molto materiale per evadere, sognare e riflettere!
Dalla fine della seconda serie in poi devo ammettere che diventa tutto un po' un casino e sfocia nel grottesco abbandonando gli antichi splendori...ma la prima serie e buona parte della seconda sono da imparare a memoria...garantisco...ci sono alcuni fotogrammi che ricorderete per sempre e presto o tardi vi serviranno nella vita!! :)
Buona settimana e buona lettura...

mercoledì 15 febbraio 2012

La casa capi quantu voli lu patruni

L'ospitalità è antidoto all'oblio ma combatte anche la tentazione dell'immortalità, la presunzione di poter essere immune – come lo sono gli dei – dalla necessità di cibo e bevande, la pretesa dell'autosufficienza che impedisce di dire “ho bisogno” e di serbare gratitudine gioiosa verso chi quel bisogno ha colmato. (p. 31)

Prezioso insegnamento quello dei nostri padri greci, latini, babilonesi, cristiani!
E preziose le letture raccolte e commentate in questo libro di Donatella Puglia “L'ospitalità è un mito?” che ci parlano di un'antica istituzione, quella dell'ospitalità (xenìa), che noi modernissimi abbiamo forse un po' dimenticato...
Secondo la mentalità degli antichi infatti, qualunque uomo si trovasse in terra straniera aveva il diritto di essere accolto in casa da qualcuno che abitava nel luogo in cui era giunto e questa ospitalità si doveva manifestare con l’offerta di riparo, cibo e doni. D'altra parte, colui che accettava questo trattamento si impegnava a contraccambiarlo qualora il suo benefattore ne avesse avuto bisogno. E questo legame, che una volta nato univa le case dei due ospiti per tutte le generazioni a venire, era ritenuto “comune a tutti i popoli degli di tal nome”.
Noi tendiamo a rimuovere lo spettro del bisogno di accoglienza, che immancabilmente potrebbe coglierci in un momento della nostra vita. Per vincere la paura però, quale miglior metodo se non utilizzare un po' di sana empatia e allenarci a riconoscere nel bisogno dell'Altro anche il nostro proprio bisogno..? D'accordo, lo so, spesso riconoscere i propri bisogni è l'ultima cosa che vorremmo fare (io proprio d'istinto lo eviterei!) ma è anche un modo sicuro che abbiamo per restare umani in tutto il grande splendore e la splendida miseria che questo comporta! Forse potremmo scoprire in casa nostra -e anche dentro di noi- molto più spazio di quanto avremmo immaginato. In fondo, come ci ricorda il bellissimo proverbio siciliano che offre il titolo a questo post, “la casa è grande quanto vuole il padrone”.


mercoledì 8 febbraio 2012

domenica 5 febbraio 2012

Byobu

Carissime/i, 
girovagando per il Museo delle Arti asiatiche di Nizza siamo incappati in questi paraventi giapponesi (byobu) che sono veri e propri "inni alla letteratura e all'arte del romanzo".
In Giappone i paraventi venivano utilizzati inizialmente in funzione della collocazione delle statue buddiste (VII-VIII sec.) poi, dalla fine dell'VIII secolo in avanti, si separarono dall'ambito religioso per divenire elemento fondamentale dell'arredo delle case aristocratiche e del ceto medio, che avevano interni molto ampi e poche pareti fisse. 
I paraventi, dunque, servivano per suddividere questi grandi spazi e creare moduli abitativi variamente modificabili a seconda delle esigenze.
Un particolare filone decorativo di questi oggetti è quello con immagini legate ai libri che narrano storie e leggende popolari diffuse e consolidate nel corso del medioevo e che resteranno un topos fino al XVIII secolo.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il futuro è dei folli e dei sognatori


Ognuno può provare a formulare le sue cinque proposte. La storia è fatta anche di sogni a occhi aperti, di progetti folli che si sono realizzati. Chi nell'Ottocento avrebbe immaginato che le donne avrebbero votato? Solo sessant'anni fa, chi avrebbe immaginato che la Germania avrebbe avuto una cancelliera donna? Follie. Ma il futuro è dei folli e dei sognatori. Quindi ognuno formuli le sue, di modeste proposte, e poi chiuda gli occhi e provi a immaginare come sarebbe tra dieci anni l'Italia se le proprie cinque modeste proposte invece che un sogno fossero divenute realtà. Probabilmente un paese dove vivrebbero meglio tutti/e. Anche gli uomini.


Ragazze/i!
Un consiglio di lettura al volo da una connessione precaria, per ricordarci che le grandi conquiste, come il diritto al voto e al divorzio, la soppressione del diritto del marito a picchiare indisturbato la moglie, il riconoscimento dello stupro come reato contro la persona e non contro la morale...sono conquiste fondamentali, recenti e per nulla scontate. Per ricordarci che la storia ha "curve e tornanti" e può anche tornare indietro. Per sapere che cosa succede nel mondo e cosa (non) succede nel nostro paese. Per metterci tutte/i qualcosa di nostro perché l'Italia la smetta di sembrare il paese più maschilista d'Europa e continui il percorso verso un sano futuro di parità, dal quale abbiamo tutte/i soltanto da guadagnare!
E già che ci siamo, ricordiamoci che non si esce dalla crisi solo aumentando la produzione di beni e servizi ma forse anche grazie all'aumento della produzione di (buone?) idee!

venerdì 27 gennaio 2012

Siamo lo stesso coinvolti. Giornata della Memoria 2012.

Quei delitti mi facevano orrore, ma non mi sorprendevano, ne sentivo la possibilità 
dentro di me e appunto perché sentivo in me questa possibilità mi facevano orrore. 
Simone Weil, Attesa di Dio, Adelphi
 

domenica 22 gennaio 2012

La frattura della quiete. Riflessioni lacaniane sul Desiderio.

L'attesa e la veglia traducono la speranza e la promessa che vi sia un avvenire possibile, che non tutto sia già scritto, che vi sia spazio per il non ancora visto e per il non ancora conosciuto, per un orizzonte diverso del mondo. [...] La rivolta è innanzitutto un moto del corpo -come l'indignazione- che non obbedisce al principio di realtà, che non si adatta a ciò che esiste, ma che invoca il cambiamento, la trasformazione dell'esistente come esigenza della vita. [...] La noia quando si manifesta rivela l'assenza dell'ossigeno del desiderio che rende l'aria respirabile e ci sospinge verso una finestra, uno spiraglio, una nuova possibilità di respiro. [...] Il soggetto panicato ha la percezione dell'altrove, la crisi di panico segnala infatti l'emergenza del desiderio rispetto al quale il soggetto si manteneva [..] in una posizione difensiva.
(p. 113 e seg.ti "Il desiderio dell'Altrove")

Sia lode ai divulgatori! Non so voi, ma io farei un monumento a quelle persone che si impegnano -riuscendoci benissimo- a rendere comprensibili alle umane genti concetti importanti che altrimenti perderemmo con danni inconsci ma sospetto assai profondi.
Dopo Simone Weil, ci perdonino entrambi, parliamo di Massimo Recalcati, noto e affascinante psicanalista lacaniano, che all'inizio di questo 2012 ci regala un saggio utilissimo per riflettere sul tema del Desiderio, apparentemente in via d'estinzione un po' come il Padre del suo libro precedente... (M. Recalcati, Cosa resta del Padre, Cortina, 2011)
Siam sempre lì, meno male c'è chi si accorge che alcune "anticaglie" vanno salvaguardate! Vi consiglio caldamente la lettura, sono meno di 200 pagine scritte in carattere 14 con margine 3, molto dense e decisamente interessanti. Potete anche assumerlo a piccole dosi, è diviso in comodi capitoli. Insomma, ben scritto e ben strutturato per far rimanere appiccicato qualche importante spunto di riflessione anche alle nostre povere menti iper-moderne, iper-distratte e iper-sulla difensiva! Del resto...Non è forse il tempo della massima chiusura anche il tempo in cui una nuova apertura diventa possibile? (p. 116)

mercoledì 18 gennaio 2012

Post Scriptum


Sono passati circa 2500 anni da quando in Grecia si scrivevano bellissimi poemi. Ormai, a leggerli, sono quasi soltanto coloro che si specializzano in questo studio, ed è un peccato. Perchè questi antichi poemi sono talmente umani da essere ancora molto vicini a noi e possono interessare tutti. Sarebbero persino molto più commuoventi per quanti sanno che cosa significhi lottare e soffrire, piuttosto che per coloro che hanno trascorso la loro vita tra le quattro mura di una biblioteca.

Simone Weil, filosofa francese, una delle figure più rilevanti del panorama intellettuale del Novecento, a 26 anni lascia per qualche mese il lavoro di insegnante di liceo per sperimentare di persona il lavoro di operaia in fabbrica e rimane, com'è lecito pensare, molto impressionata dalle condizioni di lavoro e di vita degli operai. Conosce così il direttore tecnico di una fonderia parigina che ha ideato una sorta di giornale interno da utilizzare come mezzo di comunicazione per stabilire un contatto meno autoritario con gli operai. Simone si offre di collaborare a questa pubblicazione con dei brevi articoli che rendano accessibili [...] i capolavori della letteratura greca. Di fatto viene pubblicato solo il primo, sull'Antigone, perché nel frattempo scoppiano i grandi scioperi operai del giugno 1936.
Ora, come direbbe Carmen Consoli, "sia ben intèso ògni riferimènto non è puramènte casuale, non è puramènte genèrico"... Infatti, cari e care i miei e le mie topoloni/e da biblioteca, -categoria in cui mi metto in prima fila ovvio!- che non smettiamo di lasciarsi affascinare dalle humanae litterae, scrolliamoci la polvere e andiamo a far rivivere queste storie! Raccontiamole a chi non ha ancora avuto la fortuna di conoscerle. Scommetto che ce ne saranno eternamente grati/e!! :)

domenica 15 gennaio 2012

Da che cosa scappate voi tutti. Tributo a Christa Wolf.

Acamante: Ovvio che io non intenda mostrare a Leuco come mi colga, di fronte alla sua vita tranquilla, tenuta a rispettare solo le sue stesse norme, una punta d'invidia. Non si può avere tutto. 
Inutile dire che ho incontrato Medea davanti alla sua porta, nella torre. Ciò non mi piace. Che cosa si sta profilando in quel posto? Se cerca consolazione presso di lui, si accomodi. Se lì dovesse nascere un'alleanza per contrastare le misure che presto dovremo prendere, allora non potrei più proteggere nemmeno Leuco, e non è tra le cose che mi auguro. Spesso sono costretto a pensare, per metà con ira, per metà con turbamento, alla domanda che fece Medea quando, dopo la nostra lunga conversazione, mi lasciò. Domandò: da cosa scappate voi tutti. (p. 128)

Qual'è il vero mito di Medea? Non credo si possa rispondere. Il mito è per sua stessa natura inafferrabile, non riconducibile ad un'unica forma ma capace di svelare qualcosa di nuovo ogni volta che viene raccontato, con uguali o differenti parole, a una oppure a diverse voci. Con questa magistrale rielaborazione, Christa Wolf ci insegna, proprio come Medea, che riuscire a vedere oltre le apparenze è possibile, può anche diventare pericoloso e dopo averlo fatto, per certe persone diventa impossibile tacere.  Credo che oltre alla poeticità e alla bellezza estrema, in questo libro si debba riconoscere una sinfonia a più voci che celebra proprio questa impossibilità a lasciar correre, una volta visto, il "delitto" sul quale il "potere della società" si fonda. Sapete di cosa sto parlando: di uno squarcio nel velo che ammanta la realtà fino a renderla "normale" e che cela sotto di sé la violenza e il dolore che spesso sono proprio il prezzo per la conservazione di tale"normalità". 
Siamo ancora a gennaio, in tempo per aggiungere buoni propositi: continuiamo ad aver voglia di guadare oltre qualsiasi velo, di fidarci di ciò che abbiamo visto, di raccontarlo...

giovedì 12 gennaio 2012

Scrivere il curriculum


       
 Che cos'è necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
   A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.
   E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti. 
Cambiare paesaggi in indirizzi 
e malcerti ricordi in date fisse.
   Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
   Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza un perché.
Onorificienze senza motivazione.
   Scrivi come se non parlassi mai con te stesso 
e ti evitassi.
   Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
   Meglio il prezzo che il valore 
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa che non dove va
colui per cui ti scambiano.
   Aggiungi una foto con l'orecchio ben in vista.
E' la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.


Wislawa Szymborska, La gioia di vivere, Adelphi, 2009

domenica 8 gennaio 2012

Come molti ho un sogno: che il mondo cambi

Tunisi, ca un anno fa: il dittatore Ben Alì lascia il potere dopo 24 anni di violenza, ingiustizia, tortura, censura, in seguito alla mobilitazione di migliaia di donne e uomini, soprattutto giovani, che hanno sfruttato a favore della democrazia le risorse della rete, uno strumento sognato per la democrazia diretta, dei cittadini, [...] il cui potere è l'immediatezza, la spontaneità, la capacità di collegare le persone le une alle altre, [...] un'incredibile, incomparabile rete di solidarietà (pp. 30-31).
Tra coloro che sognano un mondo senza tortura, senza censura, senza violenza, in cui ognuno abbia le stesse possibilità (p. 31), Lina Ben Mhenni, una ragazza di 27 anni, apre un blog (http://atunisiangirl.blogspot.com) in cui denuncia, nonostante i rischi per sè e la sua famiglia, la corruzione e le violenze del governo, attraverso le parole, i racconti, le immagini delle persone che incontra sulle strade del suo paese; ancora oggi Lina continua la sua missione di descrivere la situazione della Tunisia, che resta purtroppo lontana dal risolversi nel senso sperato da lei e dagli altri giovani cyberattivisti.
Oltre al suo blog, merita attenzione il breve libro "Tunisian Girl. Une blogueuse pour un printemps arabe" uscito da poco in Francia per la Indigène éditions -quelli che han pubblicato "Indignatevi" di S. Hessel, per intenderci- in cui Lina ripercorre le tappe fondamentali della Primavera Tunisina attraverso il racconto della sua esperienza di blogueuse...super interessante soprattutto perchè ci rende questi avvenimenti vicini, come in effetti sono o almeno dovrebbero essere!!! Non mi risulta ancora tradotto in italiano ma spero lo facciano presto...altrimenti ci pensiamo noi, ci state?

giovedì 5 gennaio 2012

Parliamo di Dottoresse









Parigi, 1897: in occasione del 50° anniversario della prima donna laureata in medicina, Miss Elizabeth Blackwell, un altro medico, Marcel Baudouin decide di pubblicare un'opera in più volumi sulla storia delle donne medico dall'antichità ai giorni nostri per difendere la causa della libertà assoluta della Donna, se non addirittura le dottrine femministe moderne. (p. V)
Il primo volume "Femmes médecins d'autrefois" raccoglie le notizie biografiche delle mediche dall'Antica Grecia al XVIII secolo.
Così veniamo a conoscere Agnodice, un'ateniese del I secolo a.C. che per seguire le lezioni di arte medica si vestì da uomo e divenne una professionista stimata e richiesta. I suoi colleghi invidiosi la trascinarono al tribunale dell'Areopago, con l'accusa di sfruttare la sua abilità al solo scopo di sedurre le clienti. Di fronte ai giudici svelò la propria identità confondendo gli accusatori ma alla fine venne comunque condannata per esercizio illegale della professione. Le sue pazienti intervennero a proteggerla e i giudici revocarono la sentenza e abolirono la legge che impediva alle donne di esercitare l'arte medica!
Da notare che ad un'altra donna greca, Salpè, dobbiamo l'invenzione di una delle prime creme depilatorie!
Curiosamente poi, nel XV secolo, una ragazza polacca di cui le fonti non riportano il nome, dovette ricorrere al medesimo stratagemma di vestirsi da uomo per poter studiare medicina, cosa che fece con ottimi risultati diventando la più brava del corso ma venne scoperta e accusata di fronte al tribunale ecclesiastico. Gli altri studenti si schierarono dalla sua parte e i giudici "clementi" decisero di chiuderla in convento!
Infine una notazione linguistica; nel latino dei primi secoli d. C. esisteva già la parola medica... e oggi?

domenica 1 gennaio 2012

Changing the world, book by book

"And then, I don't believe one ever knows people in their own surroundings; one only knows them away, divorced from all the little strings and cobwebs of habit. Long Barn, Knole, Richmond, and Bloomsbury. All too familiar and entrapping. Either I am at home and you are strange; or you are at home, and i am strange; so neither is the real essential person, and confusion results. But in the Basque provinces, among a horde of zingaros, we should both be equally strange and equally real. On the whole, I think you had much better make up your mind to take a holiday and come."


Vita


Amici e amiche, vorrei inoltrarvi un augurio speciale tramite questo libro, anch'esso speciale per almeno due ragioni:
1. quattro anni fa mi innamorai di Virginia Woolf, cercai questo testo per mesi, lo attesi con impazienza estrema quando lo inviarono via nave dagli USA e il momento in cui arrivò e cominciai a leggerlo lo ricordo come uno dei picchi di felicità di tutto un periodo. Si tratta di una raccolta di lettere che la scrittrice Vita Sackville West indirizzò alla già famosissima Virginia Woolf, lettere piene di ammirazione, interesse, cura, amicizia, amore...un tipo di scrittura profonda e genuina, in cui questi "mostri sacri" della letteratura si calano nella loro concretezza umana e storica...incredibili. C'è anche una parte più viscerale in tutto ciò, impregnata da uno spirito decisamente voyeuristico, che trae un piacere  meno raffinato ma forse più intenso a "spiare" nelle vite interiori dei personaggi che amiamo e in quelle di chi li ha potuti amare dal vivo, nelle pieghe più intime e disarmate...
2. la ricerca di questo libro, poi, mi ha permesso di conoscere l'impresa (http://www.betterworldbooks.com) di alcuni ragazzi dell'Indiana che grazie a una semplice idea -trovare il modo di impedire che ogni anno milioni di libri usati e spesso rari fossero buttati via- hanno creato un'enorme rete di acquisto e rivendita di used books, che vengono consegnati in tutto il mondo tramite spedizioni ecocompatibili -senza aerei per esempio- e il ricavato viene reinvestito in progetti letterari di ogni tipo.
Morale...che nel 2012 possiate seguire fino in fondo le vostre passioni più  folli, intime e profonde -innanzitutto senza vergognarvene- e che questo possa portare a voi e alla comunità sorprendenti novità.
Buon Anno...